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News

02-08-2018 - Autotrasporto, ecco magicamente i problemi del settore: ma solo in caso di disastro!
Gli eventi del primo lunedì di agosto, che hanno visto tristemente coinvolti in diverse zone d’Italia veicoli pesanti sulle nostre strade ed autostrade, hanno riportato l’attenzione delle cronache al trasporto merci su gomma.


L'occhio della stragrande maggioranza del giornalismo nazionale è stato critico e disfattista nell’identificare, come emblematico colpevole delle stragi stradali, in particolare in quella di Borgo Panigale, il tir ed il suo conducente. Il filo del discorso parte dai fatti, dalla distrazione o dal malore dell’autista dell’autocisterna di quel tragico schianto, per srotolarsi inesorabilmente verso un flusso di temi, noti ed arcinoti a chi lavora nel settore, ma riscoperti quasi per caso, e gonfiati a dismisura dalla maggioranza dell’opinione pubblica, ma solo al verificarsi del fatto concreto. Un tentativo di informare che spesso rischia di scivolare in una banale e ridicola forma di disinformazione.
Quasi a voler dare un dipinto disastroso del settore autotrasporto, sempre solo per puntare il dito contro ad un unico colpevole, che si assuma le sue responsabilità senza fiatare (facile dare la colpa ai tir che non possono parlare) ecco quindi le pagine del web e dei giornali impazzare di più o meno fantasiose notizie ed accuse! Un parco mezzi obsoleto e non rinnovato con i prescritti sistemi di sicurezza, in particolar modo per il veicolo adibiti al trasporto ADR, il non rispetto dei tempi di guida, il troppo poco riposo garantito ai conducenti, e ancora la concorrenza sleale dei paesi dell’Est, che rispunta solo ed esclusivamente come aggravante, in tali situazioni, ma mai come un problema da risolvere seriamente con misure concrete. Quindi, il conseguente ribasso della paga tra gli autisti, quando in verità vige un contratto collettivo nazionale che ne definisce gli importi minimi con rigore. Ecco, allora, ritornare la figura dell’autista polacco in un pezzo de “Il Sole 24 Ore” come la causa di tutti i problemi, ecco che si torna a parlare di cabotaggio ed addirittura di TAV come soluzione ad una diminuzione del traffico pesante nel triangolo del centro nord. Ecco, addirittura il risveglio della politica, che nelle parole del Ministro Toninelli mette invece l’accento sulla formazione degli autisti, già iper diplomati di patenti professionali e corsi di specializzazione, e della necessità di adeguarsi con mezzi più tecnologici (salvo poi ridurre gli incentivi al settore).
I buoni propositi si sprecano, come per magia tutti d’un fiato. Mai, tuttavia, appare la traccia di una volontà seria e determinata a risolvere i problemi di chi svolge un lavoro faticoso e complicato. Mai l’identificazione di una programmazione politica della prevenzione, di un’analisi efficace di un settore che soffre delle patologie più disparate: dall’assenza di elasticità del Regolamento Europeo sui tempi di guida e di riposo, alle esigenze perentorie delle imprese committenti (che vogliono tutto e subito), passando per l’assenza di un ricambio generazionale del personale autista.
Nel marasma dei social, è addirittura riapparso, tanto per fomentare un po’ di odio verso la categoria, un vecchio articolo de L’Espresso, risalente a dieci anni fa, dal titolo: “Tir, licenza di uccidere”. Li si parla confusamente di “fuorilegge”, di autisti che “sniffano per rimanere svegli”, di “trasporto di merci pericolose senza abilitazione” e del mondo dei trasportatori “come una corrida”. La condivisione frenetica di un pezzo ormai datato, ed estremamente esagerato nei toni e nei modi, la condivisione da parte di “quelli che leggono… solo il titolo”, non può che generare amarezza e sconforto per gli addetti ai lavori. Allargano le braccia e abbassano la testa delusi quegli imprenditori che ogni mattina si alzano con l’obiettivo, sempre più arduo, di mettere in moto la loro economia, di far funzionare la loro azienda di trasporti. Si svegliano arrabbiati e con l’amarezza in bocca quei lavoratori, autisti e conducenti, che ogni mattina con passione ed intraprendenza abbracciano il volante del loro camion. Proprio loro, che ancora una volta sono stati utilizzati come capro espiatorio, strumentalizzati come il bersaglio contro cui puntare il dito, per un giorno, per una settimana. Poi tornerà il rumoroso silenzio, ad adombrare tutto il settore.

G.F. Rinaudo - AstraCuneo

Foto La Stampa